Il forte di Exilles è situato nella valle di detto nome sopra una elevazione di Rocca, sopra di cui esso è eretto; ha lateralmente montagne altissime…Questo forte è di struttura bislonga, li due latterali sono inattaccabili per essere scarpati nella Rocca viva sei e più trabucchi di altezza…” così scrisse nel 1743 il Conte Bertone, appena nominato Governatore della Città e della provincia di Susa, durante una sua ispezione in previsione di una possibilità di attacco portato nella valle della Dora dai francesi. È il forte del Bertola, Primo Ingegnere di S. M. e da questi poi nominato conte di Exilles per le sue virtù edificatorie. È la magnifica fortezza di cui tutte le corti europee parlarono, esempio unico tra le architetture militari, maestosa e imprendibile. Di quell’opera ben poco sopravvive, se no nel recupero ottocentesco di alcune idee. Anche se ancora ben vive sono le suggestioni tramandateci. Ma prima e dopo cosa c’era e cosa c’è stato? Una storia ricchissima di avvenimenti storici e di trasformazioni architettoniche che rendono Exilles una struttura con pochi eguali, non solo in Italia ma oserei dire in tutta Europa. Da castello delfinale a maniero francese fino a fortezza alla moderna savoiarda si assiste a uno sviluppo costante durato otto secoli. Infatti le prime notizie sono datate al 1155 quando si cita, in un documento dei principi delfini su strade e miniere tra Monginevro e Chiomonte, una struttura sul mammellone roccioso che qui bloccava la Valle e il transito lungo una via tra l’al di qua e l’aldi là delle Alpi. I costruttori sono i signori di Vienne, i Delfini, già conti di Albon, che avevano bisogno di proteggere la strada e di istituire un posto di pedaggio, per esigere dazi sulle merci di passaggio. Infatti al di sotto della costruzione erigono anche una cortina muraria con passaggi protetti atta a intercettare la strada. Dopo un paio di secoli l’ultimo della dinastia, Umberto II, rimasto senza eredi, vendette al Re di Francia titolo e territorio. E al Regno transalpino saranno legati fino al 1708. Il castello intanto si evolve: da struttura semplice a più complessa, quadrangolare ma con più torri, stalle e magazzini esterni, con recinti e muraglioni che man mano raddoppiano e si estendono sul roccione naturale. È comunque ancora assai diversa dalla piazzaforte solida e compatta di oggi. Tra savoiardi e francesi sarà lotta per secoli per impossessarsi di Exilles. Sarà teatro di scontri e di assedi, protagonista anche delle Guerre di Religione cinquecentesche.

Il castello del XVI secolo visto da Ovest (modello).

da Castelli e Fortezze della Valle di Susa, Torino, 1983.

Passerà di mano in mano alcune volte, a esempio quando nel 1593, in primavera, viene posto sotto assedio dalle truppe di Carlo Emanuele I di Savoia, che lo conquistano nell’arco di un mese. Qui la sua storia cambia perché iniziano lavori di rafforzamento grazie alla valentia dell’architetto milanese Gabrio Busca, soprattutto in direzione dell’alta valle. Da castello medievale vecchio e superato inizia a trasformarsi mirabilmente in fortezza casamattata e bastionata all’italiana. I lavori potranno giovarsi del genio di un altro grande dell’architettura, Jean de Beins, quando i luoghi torneranno in mano francese, nel 1595. A esempio si visiti lo scavo nella roccia viva del Gran Fossato, a Ovest, cioè la mirabile soluzione per evitare eventuali ingressi di truppe nemiche da quella parte, lungo un pendio di facile percorrenza che qui è sempre stato presente. Nel ‘600 è Prigione di Stato. Vi si rinchiude uno strano personaggio: la Maschera di Ferro. E qui realtà e storia si confondono fino a non districarsi più. La fortezza e il suo ospite legano in maniera indissolubile la loro vicenda, arricchendosi l’una con l’altra. Poi all’inizio del XVIII secolo una guerra, complicata da raccontare, per la successione del Trono di Spagna, rimasto vacante. La svolta! Il forte è conquistato dalle truppe savoiarde di Vittorio Amedeo II. L’importante Trattato di Utrecht (1713), che consegue dalle vicende belliche, consegnerà queste terre ai Savoia, dotandoli anche dell’agognata Corona, prima di Sicilia e poi di Sardegna. Si inizia la definita trasformazione del castello in fortezza. Vi lavorano intelligenze dell’architettura militare come Ignazio Bertola e il Pinto di Barri. Alla fine del Secolo dei Lumi abbiamo una potente realizzazione, con cortine adeguate alla nuova artiglieria impiegata, più dirompente e deflagrante, e con opere di nuova concezione come un fronte bastionato occidentale e la grande struttura esterna, il Rivellino di S. Carlo. Un’architettura omogena, chiusa in sé, che riesce a trasmettere un carattere belligerante. Essa, inoltre, diventa anche il fulcro di un insieme fortificato costituito da altre opere minori, dislocate sui due versanti della Valle. Insomma un mirabolante sistema che, come già detto, fu ammirato da tutti i contemporanei dell’epoca.

Il progetto definitivo del forte settecentesco dell’ingegnere Pinto di Barri.

(ASTO, Corte Inventario 127, carte topografiche segrete, Exilles, 37 A (II) rosso)

Resisterà fino all’affacciarsi sul teatro della Storia di un’altra grande personalità: Napoleone Bonaparte. Durante la sua prima Campagna d’Italia il Generale sbaraglierà le truppe savoiarde nel 1796 e li costringerà alla Pace di Cherasco, poi Trattato di Parigi. Le condizioni saranno disastrose: Exilles, insieme ad altre fortezze, deve sparire. E a distruggerla devono essere gli stessi piemontesi. Per due anni, fino al 1798, i genieri dell’esercito sconfitto saliranno la Valle per andare a minare il loro forte, fino a raderlo al suolo. Verrà riedificato con il ritorno del Piemonte e della Savoia al Regno di Sardegna, sancito dal Congresso di Vienna (1814). La ricostruzione dura essenzialmente dal 1818 al 1829, con aggiunte successive ma che non cambiano l’impianto così come concepito; viene riproposta la stessa architettura preesistente, aggiornandola soltanto alle nuove esigenze militari. Ma non sarà più la stessa cosa: un forte per linee spezzate, non più così omogeneo in sé, meno autorevole. È la versione che appare oggi, che possiamo visitare, in cui comunque ritroviamo l’antico carattere ed echi di una Storia tanto ricca e travagliata.

Il forte ottocentesco visto da Ovest.

Una volta ricostruito esso non sparerà più per trasformarsi sempre più in caserma e base operativa. Gli Alpini arriveranno solo nel 1905. Vi soggiornerà il battaglione Exilles del 3° Reggimento. Disarmato, al pari di altre piazza forti, durante la prima Guerra Mondiale (servono le bocche da fuoco sul Fronte Orientale), trascorrerà gli ultimi anni come centro addestramento reclute. Sarà abbandonato dall’Esercito nella sciagurata giornata dell’8 settembre del 1943. E da allora lasciato a sé stesso. Oggi affrontiamo il recupero anche cercando di ritrovare, con i percorsi di visita a disposizione, le tracce di chi ci ha preceduto e ha lasciato un così ricco bagaglio di esperienze. Venite con noi e immergetevi in questa avventura.

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